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| Reagire alla ‘ndrangheta |
| Giovanni SJ |
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Qui a Reggio stiamo vivendo un momento davvero brutto: dall'inizio di gennaio (quando misero la bomba dinanzi al portone della Procura generale, a 20 metri dal mio portone) una serie ininterrotta di segnali ci sta facendo intravedere la faccia più truce della 'ndrangheta. Questo avviene nel contesto di una città in cui in tanti sono, a vario titolo, complici o spettatori rassegnati. Dal 3 gennaio, però, qualcuno ha iniziato a reagire: la mattina stessa, ho invitato i fedeli che erano venuti a messa (più numerosi del solito, perché immaginavano che non sarei rimasto passivo) a vivere il momento penitenziale dinanzi al portone della bomba e al termine della celebrazione a tornare la sera per un sit-in silenzioso e, coi soli mezzi del passaparola, eravamo poco più di un centinaio. Alla fine, abbiamo deciso di rivederci da me per cercare di capire come continuare a mantener vigile l'attenzione e se e come fare qualcosa per (ri)svegliare la società civile. Sono nati così alcuni gruppi di lavoro, con i quali abbiamo progettato iniziative di vario genere, oltre a un manifesto. In un’assemblea, molto partecipata, per l'approvazione del manifesto e di alcune proposte, è nato il movimento "Reggio non tace" composto solo da gente (credenti e no) che ha espresso la propria adesione personale. Abbiamo deciso di fare così per impedire che chiunque possa usare il movimento. Il terzo giorno di ogni mese facciamo iniziative e, in tutte le occasioni in cui la 'ndrangheta si fa sentire, stiamo ribattendo colpo su colpo (dalla risposta all'applauso a Tegano, alle minacce al pm Lombardo, alla manifestazione che stasera faremo per solidarizzare con Pignatone, che ieri ha ricevuto minacce). Questo sta mettendo nel mirino anche altre persone meno note sul piano istituzionale.
Da un mese circa abbiamo fatto partire un sito web, www.reggionontace.it, in cui è stato raccolto un po’ di materiale, tra cui il manifesto. Inoltre, è stato creato un gruppo su facebook (movimento Reggio Non Tace), attraverso il quale lanciamo le varie iniziative, soprattutto quelle che organizziamo con urgenza. Proprio la nostra non appartenenza non dà alcuna risonanza al movimento: per i mass media, in particolare, pare che non esistiamo affatto. Noi non vogliamo “apparire” sui mass media, ma questo sentirsi isolati porta soprattutto coloro che si sono appena affacciati fuori dal loro guscio a scoraggiarsi, soprattutto perché interpretano il silenzio come un rimaner da soli dinanzi a un gigante troppo forte e che, per questo, può schiacciare i singoli in qualsiasi momento (se minacciano e sfidano spudoratamente i magistrati e la polizia). Chiedo a tutti i nostri amici, sacerdoti e no, credenti e no, di darci solidarietà, aderendo al manifesto e iscrivendosi alla nostra news e, per chi sta su facebook, iscrivendosi al gruppo. Dobbiamo fare in modo di diventare tanti: per incoraggiare quanti, in questa città, tentano di uscire dalla passività. Grazie. Giovanni SJ, tocho e sanchopanza
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