 |
 |
| AREA MAGAZINE |
|
 |
Forum
Filo Diretto |
 |
|
Scrivi
nuovo | Rispondi |
| ..e lo chiamano Paese civile! |
| La Redazione |
|
In fila. Sotto il sole cocente. Alcuni hanno per mano dei bambini impazienti. Il caldo e l’infanzia mal si conciliano con le code fuori dalla questura. Eppure sono lì, da ore. Aspettano, richiamati all’ordine delle righe e dei numeri d’accesso allo sportello. Nessuno si lamenta. La pazienza li accomuna tutti. La pazienza, e la nostra legge che li considera dei criminali se risultano sprovvisti di un pezzo di carta. Dalle prime ore della mattina fino a pomeriggio inoltrato è questa la scena che si presenta fuori dalla questura di Verona (e di chissà quante altre città…). Una scena d’altri tempi, che niente ha a che vedere con un Paese che sulla carta si definisce civile e democratico. «Mi sono vergognato di essere italiano, sono stato lì per rinnovare un documento e sembravo, solo perché italiano, essere destinato a una sorta di corsia preferenziale. Ma mentre passavo avanti a quell’infinita fila di uomini e donne, e anche bambini, mi sono vergognato, non sono riuscito a guardarli negli occhi, ad alzare la testa», racconta un collega. E in effetti sì, abbiamo davvero tanti motivi per provare vergogna: le leggi, il razzismo istituzionale, i Cie (Centri di identificazione ed espulsione) che sembrano lager, le condizioni di lavoro e i luoghi di abitazione di molti dei braccianti e degli operai stranieri, i respingimenti, le carceri, le nuove schiave della tratta e quei nove milioni di italiani che comprano sesso per strada. Sul sito troverete la presa di posizione della Commissione di Giustizia, pace e integrità del Creato della Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani). Non è la prima. Non sarà, purtroppo, l’ultima. Ma dar voce a tutto questo è un dovere. E noi siamo qua per adempierlo.
|
|
|
 |
|